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Intervista Roberto Gentilucci
Reparto operativo export / Trasporti speciali

Roberto Gentilucci, classe 1987 come la squadra di calcio degli anni di gloria giovanili, il Voltri 87, ha gli occhi dipinti di mare e una personalità delicata come la seta. Se fosse una carta del mazzo sarebbe il jolly: «mi occupo di quello che serve», dice serio. Dispatcher per i trasporti MTO – «passo viaggi, per dirla alla Narducci» e sorride – ma anche assistenza ai clienti e trasporti speciali.

Nella sua vita, oltre ai camion, ci sono Silvia, sua moglie, e Wendy, la loro bovara di 40 chili che li porta a spasso per i monti della Val di Fassa dove si rifugiano spesso, soprattutto dopo i periodi di peak season.

Parte timidamente, tanto che la sua vita la racconta in quaranta secondi, mette un punto e poi improvvisamente riapre il paragrafo e le sorprese, le posiziona tutte in fila: una Ducati Hypermotard, il trekking «ma non ferrate, per carità – specifica – ma forse più il cibo altoatesino». Un amore travolgente? Il Milan.

Sognando una carriera calcistica alla Paolo Maldini – «ho sempre giocato in difesa» – e studiando nei corridoi di Scienze Internazionali e diplomatiche è atterrato nel mondo dello shipping: «Mi piaceva la storia e alla fine sono finito in un posto che non c’entra nulla, ma dove in compenso non mi annoio mai, qui non c’è un giorno uguale all’altro».

Nel 2014 entra nell’universo Finsea, prima in Yang Ming e poi in MTO e questa casa gli piace così tanto che a sei esami dalla laurea specialistica decide di cambiare strada. «Di logistica non sapevo nulla, ma in MTO ho trovato persone disponibili, pronte a insegnarmi un mestiere, devo molto a Bruno (Canova), ad Alessandro (Savona) e soprattutto a Valentina (Marotta): glielo ripeto sempre, è una insegnante mancata!». Destino? «Finsea è stata la mia occasione per portare avanti una tradizione di famiglia: prima mio nonno poi mio zio hanno lavorato nel settore marittimo, evidentemente, al bivio, è stato il sentiero giusto».

Qual è la forza di MTO?

«Siamo una squadra affiatata, ci vogliamo bene e ci rispettiamo; questo non ci permette solo di lavorare meglio, ma ci ha insegnato anche a rapportarci con i clienti, a essere empatici, collaborativi e gentili».

Riesce a tenere questo approccio anche quando la tensione è alta?

«Insieme a Christian Molinaro e ad Alessandro Barone gestisco la posta dei trasporti export, dove ogni minuto vengono evidenziati problemi, segnalati cambi di programma e richieste soluzioni. È un lavoro importante perché è su questo che come MTO facciamo davvero la differenza e saper smistare la corrispondenza internamente, non perdersi nulla ed essere tempestivi e professionali aiuta moltissimo nel rapporto con il cliente».

E i trasporti speciali?

«Il nostro fiore all’occhiello. Quando il Gruppo ha perso il lavoro generato da Uasc, abbiamo dovuto rimboccarci le maniche e diversificare alla svelta. Bruno ha tirato fuori dal cilindro gli speciali e a distanza di pochi anni dai nastri di partenza, nel 2020, un anno sciagurato per molti, abbiamo raddoppiato i volumi. Quest’anno è partito alla grande: abbiamo moltissime richieste e sono tante, quelle che alla fine si concretizzano: è una soddisfazione difficilmente spiegabile».

Qual è la chiave di questo successo?
«Qualità del servizio, tariffe competitive e una copertura nazionale senza pari. Oggi siamo presenti su dieci porti nazionali e questo agevola molto i clienti in fase decisionale: ci chiedono quotazioni su diversi porti e poi decidono qual è la soluzione migliore per loro».

Cosa rappresenta per lei il Gruppo Finsea?

«Solidità. Senza un Gruppo forte e saldo alle spalle, MTO non sarebbe sopravvissuta alle fusioni di China Shipping e Uasc. Finsea ci ha permesso di reinventarci, di trovare lavoro dove prima non ci eravamo mai sognati di cercarlo. Insomma: ci ha dato una seconda possibilità».