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Intervista Simona Scisci
Contabilità clienti

Simona Scisci sfoggia una fitta frangia sugli occhi e sembra una ragazzina, un taglio nuovo che ha dovuto passare l’approvazione delle sue “streghette” di 4 e 6 anni: «Ogni mise nuova, ogni look diverso deve ricevere un loro pollice alzato, le mie bambine mi prendono tutto e sono la mia felicità». Prima di occuparsi della contabilità clienti di Mto ha sognato la carriera da cantante in un paio di gruppi, un lato della medaglia che sorprende e che sembra in contrasto con l’immagine della studentessa di giurisprudenza che voleva diventare avvocato. Nel Gruppo Finsea è arrivata dopo un cambio radicale dei suoi programmi di vita: «Non passai l’esame di stato e da quel momento iniziai a capire che forse il percorso che avevo pensato per me non sarebbe proseguito dritto come su un binario; decisi di reinventarmi e il Gruppo mi offrì un’occasione per ricominciare». Divoratrice di libri e appassionata di punto croce: «So che non sembro il tipo, la pazienza non è tra le mie virtù principali, ma ho scoperto che mi rilassa: a volte riesco a sorprendermi da sola».

Il suo è un lavoro molto delicato…

«Ho sempre pensato che il nostro sia un compito parecchio difficile dove il tatto, la gentilezza e l’empatia sono valori che devi mettere in pratica nel quotidiano, qualsiasi sia il tuo umore. Chiedere soldi è antipatico, a volte ti senti come una che sta sul fiato sul collo, anche se la remunerazione del lavoro è sacrosanta».

Che cosa l’aiuta nel rapporto con i clienti?

«Il contatto umano, la voce, anche attraverso una cornetta. Spesso, quando mando una mail, mi fermo un attimo e penso che sia meglio farla seguire da una telefonata. Le parole pronunciate sono meno fredde di quelle scritte e qualche chiacchiera aiuta a rendere il lavoro più leggero; impari a conoscere meglio le persone con cui ti interfacci, che vanno considerate come tali, con i loro problemi, i loro giorni neri, i loro interessi, le loro gioie, le loro vite. Dopo tanti anni so se il mio cliente ha famiglia, come vanno a scuola i figli, che cosa ha fatto nel weekend e dove andrà in vacanza, qual è il suo piatto preferito e cosa cucinerà quella sera. Insomma, spesso è come parlare con un amico».

Quanto pesa il reparto contabilità sui risultati di Mto?

«Tantissimo. Spesso si giudicano i risultati solo sulla base del numero dei trasporti e ci si dimentica che l’incasso è una componente fondamentale per la buona salute dell’azienda».

Durante l’emergenza Covid, la liquidità è stata una spada di Damocle sulla testa di molte aziende. Come avete vissuto questi ultimi mesi?

«È stato abbastanza complesso per tutti, credo. Tanti clienti hanno vissuto problemi di liquidità, abbiamo cercato di gestire la situazione in modo che le difficoltà di uno non diventassero i problemi di un altro e, soprattutto in questa fase, la comunicazione e l’empatia sono state fondamentali. Lo smart working spesso ha reso il dialogo tra persone più complicato e in particolare nel nostro lavoro è stato frustrante. Sono molto felice che da un paio di mesi tutto stia gradualmente tornando alla normalità. In questo momento dove tutti stiamo tirando un po’ il fiato, mi sento di dire che l’emergenza è stata gestita al meglio della capacità di ognuno».

Come vive il mondo Finsea?

«Vorrei che tutte le persone a cui voglio bene potessero lavorare qui. È un ambiente dove la qualità della vita è alta, che non mi fa pesare l’alzarmi per andare in ufficio anche quando bisogna gestire situazioni stressanti. Si vive un clima di reciproca fiducia tra responsabili e dipendenti e ci si sente davvero parte di qualcosa, un ingranaggio di un grande macchinario che per girare ha bisogno di tutte le sue componenti che sono ugualmente importati».