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Intervista a Stefania Miglietta
Responsabile Risorse Umane Gruppo Finsea

Dietro lo sguardo accogliente e comprensivo di Stefania Miglietta c’è una grande determinazione e un forte senso del dovere. Nel 2020, in piena pandemia, uno dei periodi più delicati della vita dell’azienda, diventa Responsabile delle risorse umane per tutto il Gruppo Finsea, l’apice di un percorso professionale che la vede ancora una volta rimboccarsi le maniche e tracciare un percorso.

Mamma di tre figli, si divide tra lavoro e famiglia, un equilibrio non sempre facile che condivide con il marito Guido, come l’amore per la Sardegna, terra adottiva di lui che ha conquistato entrambi per la sua bellezza e l’ospitalità delle persone che la abitano. Ama la natura e l’autenticità è alla base dei suoi valori personali.

Nel Gruppo arriva giovanissima, nel 1994, lo ricorda con un sorriso timido: «Mi piace pensare che fosse destino: il Dottor Luigi Negri, nostro presidente, si era trasferito nell’attico del palazzo dove abitavo con la mia famiglia, all’epoca studiavo all’università ma volevo nel mentre toccare con mano il mondo del lavoro; un giorno lo incontrai e prendendo il coraggio a due mani mi candidai per future posizioni aperte. Dopo qualche tempo, mi disse che stavano cercando due persone, una in segretaria e una in un ufficio commerciale, fatto il colloquio fui presa per il secondo ruolo in Medmar, l’agenzia marittima che rappresentava in Italia la UASC, United Arab Shipping Company. La mia prima esperienza fu al banco e poi all’import, in un ambiente professionale ma familiare imparai via via a conoscere e seguire i vari aspetti di questa attività».

Da lì a poco incontra il futuro marito: «galeotta fu la prima cena di Natale aziendale, lavorare insieme non è mai stato un problema, le nostre strade lavorative si sono divise e poi riunite all’interno dello stesso Gruppo». Quando nel 2008 venne aperta la Uasac Italy, in joint venture con Finsea, approda al commerciale export.

Come ha iniziato il suo percorso nelle risorse umane?

«Dall’head quarter di Uasc ci avevano dato l’input nel 2011 per aprire un ufficio HR, l’amministratore delegato indicò me, pensava avessi le giuste caratteristiche. Non avevo esperienza in questo ruolo ma conoscevo persone e reparti; ho iniziato dalle mansioni più semplici e via via ho strutturato la mia formazione nella quale è stato importante anche il costante contatto con il cluster del Mediterraneo di cui facevano parte, oltre a noi, anche Spagna, Turchia ed Egitto. Viaggiando ho avuto l’opportunità di conoscere e scoprire persone e procedure portate avanti a livello globale come gli assessment e queste esperienze sono diventate parte fondamentale del mio bagaglio sino a quando, a seguito della fusione di Uasc con Hapag Lloyd, mi è stato proposto di continuare a occuparmi di Risorse Umane per l’intero Gruppo, prima in affiancamento a Maria Porzio e poi, al suo pensionamento, come responsabile, in un affiatato team composto da Franca e Barbara».

Qual è la parte più difficile del suo lavoro?

«Lavorare con le persone è molto sfidante e occorre essere sempre capaci di comprensione ed empatia, spesso ci si trova faccia a faccia con i problemi altrui, lavorativi e personali e questo può destabilizzare. Dalla mia penso di avere l’equilibrio giusto per farmi carico di questo ruolo»

Qual è la fase che sta attraversando il Gruppo in questo momento?

«Stiamo vivendo un momento di cambiamenti importanti, le fusioni nel mondo del container a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ci hanno coinvolto molto da vicino e due tra i nostri più importanti armatori hanno preso nuove strade; siamo usciti dalla gestione dei terminal, abbiamo investito in altri settori strategici, stiamo ridefinendo la nostra posizione nel mercato e l’evoluzione di MTO ne è l’esempio più lampante. In fasi come questa c’è molto da lavorare sulle persone, sulle loro competenze e sulla loro formazione, aiutarli a specializzarsi nel loro ruolo e perché no a cambiarlo. Come sempre ci vuole un po’ di visione, mi rendo conto che c’è da rimboccarsi le maniche e chi si occupa di risorse umane deve essere il primo ad avere l’atteggiamento giusto per dare esempio di collaborazione, equilibrio e senso di squadra».

Cosa ne pensa dell’evoluzione di MTO?

«Franco Avanzino è una pietra miliare del Gruppo, la sua profonda conoscenza operativa ha permesso all’azienda di consolidarsi nell’arco di tutti questi anni e l’arrivo di un manager di esperienza come Filippo Gallo ha certamente aiutato a gestire un cambiamento importante, a rinnovarsi. Oggi siamo molto orgogliosi del team che si è formato, della crescita professionale di tutti i dipendenti, della loro dedizione e passione, in un clima sereno, di collaborazione e motivazione reciproca, da chi è andato o è prossimo alla pensione sino ai nuovi arrivati che hanno potuto integrarsi e sentirsi parte della squadra».

Qual è il suo obiettivo per le persone di Finsea in futuro?

«Vorrei lavorare affinché i nostri giovani non si cristallizzino nel proprio ruolo ma abbiano l’opportunità di coprire più posizioni, acquisire nuove competenze e aprirsi a nuove sfide. Abbiamo il privilegio di lavorare per un Gruppo con molte realtà diverse e complementari e fare esperienze differenti è un valore aggiunto per la crescita professionale di ognuno, come riuscire ad avere la capacità di mettersi nei panni dei nostri interlocutori cercando di comprenderne le diverse necessità. Il mio compito è indirizzare ogni risorsa nel ruolo più consono, cercando di individuarne attitudini e ambizioni, investire insieme alla Direzione nella loro formazione, creare team affiatati e coordinati. Le nostre società sono fatte di persone e per questo credo nel valore di una corretta comunicazione, nello sviluppo e nella condivisione di progetti e idee, seguendo e supportando le nostre risorse nel loro percorso professionale in un’ottica di crescita coerente con quella del nostro Gruppo».