Quasi 650 mila tonnellate di frutta italiana sulle tavole di tutto il mondo

Quanto, come e dove esportiamo

È sorprendente pensare che una mela raccolta in una delle valli italiane possa essere servita durante una cena in Arabia Saudita, eppure è proprio questo il fascino della logistica. Secondo i dati Istat, nel 2020 dall’Italia verso tutti i Paesi del mondo sono partite quasi 650 mila tonnellate di frutta fresca per un valore totale di più di 776 milioni di euro.

Oggi parliamo in particolare di mele, kiwi, uva e susine, frutti tutti tra loro diversi per luoghi di produzione, ma con un unico fattore comune: Naus, casa di spedizione dal cuore genovese specializzata in questo tipo di traffico, con la quale collaboriamo da tempo offrendo loro il servizio di trasporto dei container refrigerati dai centri di raccolta ai porti italiani.

Le aree di esportazione sono quasi sempre le stesse, partendo dal Golfo Persico con l’Arabia Saudita al primo posto, seguito dall’America (sia settentrionale sia meridionale), dalla sponda Sud del Mediterraneo, in particolare dall’Egitto e da Israele, dal Far East e infine dall’Oceania. Un po’ tutto il mondo mangia frutta italiana, insomma.

La modalità di trasporto si equivale per tutta la frutta che viaggia oltremare: container reefer da 40 piedi high cube, che contengono circa 21 pedane (pallet) con una altezza massima di stivaggio di 2,30 metri, a circa 20 centimetri di distanza dal tetto per permettere una corretta areazione e ventilazione all’interno, e un peso massimo di 25 tonnellate in conformità ai limiti imposti per la circolazione stradale. La temperatura è regolata a zero gradi centigradi, l’unica cosa che varia da frutta a frutta è la ventilazione, impostata a 15 cbm/hr per i kiwi e a 25 cbm/hr per le mele, l’uva e le susine.

A seconda del Paese di destinazione, la frutta può essere soggetta al cold treatment, una operazione regolata da specifici protocolli internazionali che prevede un periodo di “quarantena” del prodotto a determinate temperature. Questo trattamento può essere effettuato in transito, quindi mentre il container sta viaggiando, oppure prima della partenza nelle celle dei magazzini di carico.

L’esportazione dell’uva sta subendo un calo importante negli ultimi anni soprattutto per motivi legati a produzioni concorrenti provenienti altre aree geografiche e talvolta a politiche protezioniste a destino. In Europa però rimaniamo tra i più importanti produttori di mele con circa 2 milioni di tonnellate all’anno su quasi 10 milioni in totale, secondo solo alla Polonia che ne vanta 3 milioni.

Le mele vengono raccolte dai produttori agricoli e conferite nei centri di raccolta in bins (grandi casse) da circa 200 chilogrammi l’una; qui inizia il processo di selezione e calibrazione, rigorosamente fatto in acqua per evitare che durante il percorso le mele subiscano ammaccature. Le casse vengono svuotate in gradi vasche, da dove la frutta inizia il suo processo di misurazione. A destino, infatti, gli acquisti vengono decisi, oltre che in base alla varietà anche in base alla misura e alla percentuale di colore. Ed ecco una piccola curiosità: il calibro equivale alla capienza di un cartone da 18 chili. Se nel cartone ci stanno 193 mele, il calibro di quelle mele sarà 193 e più le mele sono grandi, più il calibro aumenta: dal più piccolo 193 fino al più grande 56.

Inoltre, come per gli elettrodomestici anche ogni varietà di mele ha la sua classificazione. La classica mela di Biancaneve, quella rossa che piace tanto ai bambini, per esempio, in base all’intensità di colore viene etichettata con Premium, Extra Fancy, Fancy. La stessa classificazione si utilizza anche per la varietà Gala con le sue striature rosse più o meno intense, mentre per la varietà Golden si tiene conto del colore tendente al giallo oppure al verde.

I macchinari dei magazzini hanno lettori ottici in grado di selezionare e far confluire le mele in appositi bins, le casse che contengono mele dello stesso colore e dimensione vengono poi messe nelle celle, pronte per essere successivamente impaccate nei vari formati di cartone ed esportate sulla base dell’ordine ricevuto. La lucidatura, se richiesta dal cliente, comporta l’utilizzo di cera vegetale che viene applicata nella fase finale del processo di impacco.

Il procedimento di calibratura, selezione e stoccaggio è simile anche per i kiwi, con la sola esclusione dell’acqua. Anche in questo caso una piccola curiosità: il calibro equivale alla capienza di una cassetta da 3 chili. Se nella cassetta ci stanno 30 kiwi, il calibro di quei kiwi sarà 30; si classificano dal più piccolo, il 46, al più grande, il 20.

Da anni agronomi di tutta Italia stanno combattendo una battaglia impegnativa contro una batteriosi che affligge le piante di kiwi a causa della quale il solo Piemonte, regione di coltivazione primaria, ha registrato un calo del 40% della produzione.

In vista dell’estate adesso avete tutte le informazioni necessarie per le vostre profumate macedonie, buon appetito!

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